NFL 2016/2017 – La corsa più spettacolare d’America

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Non si può dire che sia iniziata bene, ammettiamolo. Il rifiuto di Colin Kaepernick di alzarsi in piedi durante l’esecuzione dell’inno nazionale statunitense nel pre-gara tra i suoi San Francisco 49ers e i Green Bay Packers, motivato come protesta contro il sistema a stelle e strisce secondo lui oppressivo nei confronto dei neri, è stato un gesto e di ampia risonanza.

Logico: se “Star spangled banner” è la quintessenza dell’americanità, il football ne è la realizzazione pratica. In un colpo solo il quarterback dei californiani, come il più scafato dei linebacker o dei cornerback, ha placcato due entità simboliche degli Stati Uniti, con inevitabile codazzo di polemiche. Lo hanno tacciato di ipocrisia, perché quello stesso sistema americano verso cui punta il dito gli ha permesso di crescere (fu adottato da una coppia di genitori bianchi quando la madre diciannovenne rimase da sola), formarsi al Nevada University, e mensilmente gli passa pure lo stipendio. Ovvio che sono esagerazioni, e che Kaepernick voleva dare un segnale che scuotesse le coscienze, come abbiamo constatato dalle notizie che sono giunti dalle nostre parti, ma insomma, gli statunitensi sui loro simboli nazionali sono permalosetti anzichenò.

In tutto questo, prima che il sipario si alzi, ci sarebbe anche il campo. E, allora, moooooseca!

Back to the top

Si ricomincia da dove ci eravamo interrotti. Si ricomincia da Carolina contro Denver, la prima partita della NFL 2016/2017, anche se mancherà Peyton Manning, che ha ufficialmente appeso le scarpette al chiodo. Una perdita, di certo, per una delle icone universalmente riconosciute del football nel mondo. Ha lasciato, e lo ha fatto nel modo migliore, consegnando il secondo Super Bowl a una città che di questo sport è perdutamente innamorata. Nuggets di basket e Avalanche di hockey sono distanti chilometri, i Rapids di calcio addirittura anni luce, e gli unici che riescono a rivaleggiare un attimo dal lato sentimentale sono i Rockies di baseball. Tornando ai Broncos, appare appena appena ovvio che, così come l’anno passato, il punto focale sarà la difesa. Von Miller sarà ancora lì, e lo status di difensore più pagato della lega certo non deve dispiacergli.

Insieme agli arancioblù, detentori del titolo, le graduatorie di inizio stagione (che chiaramente lasciano sempre il tempo che trovano) mettono numerose altre contendenti. Arizona, prima di tutto: l’attacco resta innescato dal primo quarterback per rating della passata stagione, quel Carson Palmer che, malgrado l’esplosività relativa (eufemismo) dovuta all’operazione al ginocchio, resta l’innesco dell’attacco Cardinals. I wide riceiver sono veloci e prestanti David Johnson è una star in potenza, così come i due defensive back, ovvero Patrick Peterson e Tyrann Mathieu. New England segue ad un passo: per le prime quattro partite mancherà Tom Brady per le note vicende, e Garappolo ha la chance di mettersi in luce, salvo fare spazio al venerabile maestro quando la sospensione avrà termine. Il ritorno di Dion Lewis aggiunge esplosività all’attacco, mentre la ricezione è nelle sapienti mani di Gronowski, mentre in difesa Malcolm Butler dovrà dimostrare di valere il posto che prima era di Darrelle Revis.

Carolina quest’anno si appresta a ritentare l’assalto andato a vuoto l’anno passato: Cam Newton, MVP del 2015, ora come oggi era la guida spirituale di una squadra che (non va dimenticato) ha chiuso con il miglior record, è giovane, alto e fisicamente imponente, così come Kelvin Benjamin e Greg Olsen. Luke Kuechly è tra i top linebacker, e, insomma, le premesse per ripetersi ci sono tutte, o magari migliorarsi, che significherebbe conquistare il primo titolo, a ventidue anni dalla fondazione. Chi di anni, e di Super Bowl, ne ha qualcuno in più sono i Seattle Seahawks, che qualche incosciente inserisce tra le contender. Se vogliamo sintetizzarla in due parole: ci sta. Russell Wilson è un regista coi controfiocchi, si è tirato dietro gli uomini dello stato della Rainy City, e ha guadagnato un primo posto nel passer rating. Marshwn Lynch si è ritirato indebolendo il settore dei running back, ma allo stesso sta vertiginosamente crescendo la pattuglia di ricevitori, con Doug Baldwin e Tyler Lockett, e il tight end Jimmy Graham. Certo, nel complesso sulla carta la linea d’attacco non appare solidissima, ma in compenso la difesa, tra Cliff Avril, Micheal Bennett, K.J. Wright, Richard Sherman ed Earl Thomas è una delle migliori su piazza.

L’ultima che concorre per il titolo è Green Bay. Aaron Rodgers è lapalissianamente l’elemento più atteso, e non a torto. Ha fisico, mobilità, un radar in testa, ha il carisma di chi è stato due volte MVP, tanto per gradire. La condizione fisica dovrà migliorare rispetto all’anno scorso, Rodgers dovrà avere al suo fianco Jordy Nelson in forma e Lacy ai livelli del 2014.  Mike Daniels piuttosto che a Clay Matthews qualora la Baia affrontasse mareggiate.

 

Houston, abbiamo una (rin)corsa

Il viaggio verso Houston, tuttavia, non sarà una maratona riservata alle sole sei squadre sopra nominate, ma anche a qualche mina vagante che spera di essere poco vagante e molto viaggiante. In direzione Texas, magari. Pittsburgh danza al ritmo di Ben Roethlisberger, uno che averlo tra le proprie fila fa spesso e volentieri la differenza tra una vittoria e una sconfitta, e pazienza se le primavere sono 34. L’anno passato ha guidato la lega per l’accuratezza dei passaggi in profondità, che si depositeranno ora nelle mani di Le’Veon Bell, uno dei migliori running back in circolazione, se non proprio il migliore, o del wide reicever Antonio Brown. Il problema sul fronte offensivo è la coperta corta. Desta curiosità il cornerback Artie Burns, un crack in prospettiva.

Capitolo Washington: Cousins ha fatto carte false per strappare un contratto altino, ma la dirigenza da quell’orecchio proprio non ci ha sentito. Magari se il nostro dimostrerà di crescere ancora forse in un prossimo futuro le cose potrebbero cambiare, sempre che ovviamente decida di restare nella capitale. Nel mentre i Redskins hanno rinforzato il roster in difesa con Josh Norman e David Bruton, e in attacco con Vernon Davis. Minnesota ha un problema nello stesso ruolo, ma per ragioni opposte: ha acquisito Bradford da Philadelphia a seguito dell’infortunio di Bridgewater, e ci vorrà tempo perché il nuovo motore faccia girare la macchina ai livelli di quello vecchio, che per essere cristallini è uno di precisione chirurgica. Bradford dovrà calibrarsi sulla corsa di Peterson e sulla ricezione di Diggs. Non facile, soprattutto a pochi giorni dal debutto, ma tant’è. Stessa storia per Houston: Osweiler è un punto interrogativo nel cuore dell’attacco, anche se l’arrivo dai Dolphins di Lamar Miller porta un po’ di respiro in più, così come la linea di receiver garrisce della gioventù di Braxton Miller, Jaelen Strong, Will Fuller, e del talento di DeAndre Hopkins, senza dimenticare i passi in avanti che potrebbe compiere Jadeveon Clowney in retroguardia, che conta sull’apporto cruciale delle tre J (Johnson-Joseph-Jackson). Il palcoscenico abituale dei Texans quest’anno ospiterà anche l’atto finale, e ovviamente a chi non piacerebbe giocare in casa?

Ultima delle possibili guastafeste, Oakland: Carr ha in mano la Baia californiana, è diventato più preciso e rende sotto pressione. Tra running back e receiver magari non esce la tombola per il Super Bowl, ma di certo un bell’ambo Cooper – Osemele qualcosa di buono combina. L’ago della bilancia della Terra delle Querce sarà però dietro: Khalik Mack rivaleggia con Von Miller come miglior linebacker della Lega, Dan Williams è un mastino così come Sean Smith, e anche alla voce safety i Raiders sono coperti, con Karl Joseph e Reggie Nelson.

Queste, grossomodo, saranno le squadre che vedremo competere per il titolo nella stagione che sta per aprirsi. Poi sarà il solito capannone di spettacolo, gesti atletici, acrobazie, colpi duri, fisicità, talento. Tutto molto bello, tutto molto esacerbato, tutto molto americano. Ma Dio benedica gli statunitensi: se non ci fossero loro, il mondo sarebbe molto più noioso.

 

 

 

 



"E ti accorgi che l'unica cosa che avrai è quello che crei…" (Joy Mangano/Jennifer Lawrence; Joy). Bolognese, cestofilo, amante del calcio britannico, del rubgy, della pallanuoto e del volley. Creattivo. Con due "t".